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Il 1° dicembre era la gioranta mondiale contro l’AIDS. Non che vene freghi un cazzo, piu inutile di San Valentino, penserete... che banalita vero? Sorvolando sui dati prettamente statistici, che rendono l’argomento noioso quanto il bilancio dell’azienda per cui lavorate, comunico a chi pensa sia una malattia scomparsa nel mondo “civilizzato”:Hey, CICCIO/A, NON E` COSI`. In Italia è persino aumentata e, udite udite, siamo in fondo alla lista in tema di prevenzione. Lo so, lo so... continua a non fregarvene nulla, “non fa piu notizia”, ”non è interessante”, ”tanto non si muore piu di aids, muoiono solo in africa bla bla bla…” La maggior parte di voi (ma spero di sbagliarmi) penserà questo, una parte ha già il cervello terrorizzato dalla suina e dall’imminente distruzione del mondo nel 2012, la restante minoranza è occupata a prendersela con il nano malefico o con il nobel per l’intento di pace. Capisco siano cose che distraggono meravigliosamente le nostre menti da tutti gli altri problemi, ma provate a concetrarvi due minuti. Due, non sono tanti. Di aids si muore ancora, proprio perche si pensa non si possa morire. I test si fanno sempre meno, si usa poco il preservativo e... beh... la sanità pubblica è quello che è, tanto che l’Italia dovra risarcire 156mila euro per danni morali a quei cittadini che causa trasfusioni si sono ritrovati sieropositivi (gratis! in Italia, qualcosa gratis. E loro si lamentano, irriconoscenti). E magari l’hanno gentilmente donato anche ai familiari. Senza contare che l’informazioni sul contagio sono spesso errate: un esempio? Si dice ancora che siano i 6 mesi il tempo margine, quando è gia stato ampiamente dimostrato siano 3 mesi. Una bella bella differenza, direi! Avevo promesso di evitare i numeri, ve ne dico uno solo, strappo alla regola, concedetemelo. 180.000 sieropositivi Cento ottanta mila. Solo in questo paese. Pochi vero? Ok, meno degli incidenti stradali o delle morti per cirrosi epatica, ma sono sempre tanti per una malattia inesistente, estinta... no? Senza contare che 1 su 4 di questi “inesistenti “omini non è al corrente di essere sieropositivo. Nessun allarmismo, niente urla, catrastofi o capelli strappati e pubblicità di uomini con strani aloni viola attorno o fantascientifiche ipotesi di contagio, non è quello che vorrei... solo maggiore consapevolezza di una malattia che per convenzione rimane legata alla droga, al sesso promiscuo e agli anni 90. A livello farmaceutico si sono fatti notevoli passi avanti, ci sono più strutture e meno luoghi comuni sulla trasmissione, ma forse per questo ci si sente protetti e questa non deve essere una giustificazione per girare le spalle ad un problema o a dimenticarlo, anche perchè l’accesso alle cure non è ancora alla portata di tutti, occorre ricordare che nei paesi a basso o medio reddito meno della metà dei cittadini riceve le cure. Oh. I miei 2 minuti sono scaduti. Peccato. "L’aids esiste ancora". Volevo farvi solo questo banale annuncio, ora potete tornare a preoccuparvi della suina e del 2012. Fatevi un promemoria per il prossimo 1 dicembre ’10.
Veele, via iPhone, ore 0:38 Tags: aids, hiv, veele Current Location: Paris, France
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Sul balcone, il basilico mi guarda e sorride, verde, profumato. Innocuo. Non voglio essere così. Più che come basilico, vegetativo, vorrei essere basilisco: leggendario e pietrificante. Atterrire la gente con lo sguardo, incutere il debito timore, perchè chi ti schernisce per la tua mente è un drone spaventato che vede vacillare la gabbia, e allora quel timore non solo è benvenuto, è sacrosanto, è desiderato. Voglio la gente abbia di nuovo paura di chi sa pensare, perchè la paura ti scuote dal torpore, ti spinge ad agire. Con la paura ci hanno convinti a rinunciare alle nostre libertà per "maggiore protezione" dal terrorismo, dal mercato cinese, da influenze aviarie, bovine suine, quando l'unica epidemia è l'influenza che ha la casta su di noi e il nostro arbitrio, e le bestie portatrici hanno maschere d'uomo.
Usciamo in strada, osiamo essere stupidi a testa alta. Perchè solo chi ha un intelligienza, riesce a non vergognarsi di quando sceglie (lui, non altri in suo nome) di accantonarla un attimo. Voglio marciare per il mio diritto al nonsense, al delirante, all'ironico, al grottesco, allo humor, al futile. Per poi abbattere i balconi da cui si affaccia la gente sconcertata, abbatterli con molotof di buonsenso, granate di ragionamento, sfoderare a sorpresa un mortaio caricato con indignazione e critica e dissenso. E fare fuoco.
Alieno significa diverso. Io non temo più di esserlo, io godo del mio essere diverso, se essere normale equivale a tanti cartonati col sorriso dipinto. Sono alieno, ma questo è il mio pianeta, non il loro. E scelgo io come viverlo.
La condurrei anche, una vita tranquilla, ma il mio è un male passeggero, quindi si accomoda dietro. Mal comune salta la giunta, o la giuntura, insomma problemi articolari, e per complessità direi anche articolati. Alberga in me irrequietezza, alberga perchè non ha domicilio di suo, c'è il caro alloggi, ma in nome dell'amour non s'arrende: una casa a tuti i costi, due cuori e una caparra. E in tanto la gente dorme in strada, al caldo infernale, e rischiamo di camminare sui barboni ardenti, una passeggiata sovraumana perchè li calpesta. E, come detto ampiamente, sono stanco di gente calpestata che dice "grazie signore, un po' più a destra".
Neal Zilch e troppo alcool, alle 0:21
Tags: basilico, basilisco, innocuo, neal, zero Current Location: Glasgow, Scotland, UK Current Music: All that remains - "The Air That I Breathe"
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C'era un tizio, in Palestina, Israele, quel che volete, i nomi son solo nomi. Insomma, c'era questo tizio in Giudea qualcosa come 2000 mila anni fa, il che implica fosse Ebreo, per quel che sappiamo. Ecco, l'ebreo morì in maniera abbastanza truce, ma poi tornò dalla tomba. Come gli zombies che vanno di moda adesso. Solo che... colpo di scena... l'Ebreo Zombie in realtà non era umano. No, lui veniva da un regno in cielo, oltre le stelle. Praticamente un alieno, un'entità cosmica.
Insomma, adessso, 2000 anni dopo, c'è gente convinta che uno Zombie Ebreo Cosmico, che era padre di sè stesso, possa guarirli da un male invisibile che è dentro di loro da millenni per colpa di un serpente parlante che ha convinto una donna costola a rubare una mela magica. Ecco, se noi beviamo il sangue e mangiamo la carne dello Zombie Ebreo Cosmico, è tutto risolto.
E invece no, perchè in cielo c'è un'altro tizio, che è padre dello Zombie Ebreo Cosmico Padre di Sè Stesso. L'altro tizio è una specie di Omone Invisibile. E l'omone invisibile ha creato tutto, e si annoia parecchio adesso, quindi guarda quel che facciamo noi, come una sitcom. Tutti noi, costantemente. L'Omone Invisibile Voyeur però è rigido, ha 10 cose che non vuole tu faccia. 10 cose proibite, e se ti azzardi a farle... oooh se s'incazza l'Omone Invisibile. Ti manda in un luogo di fiamme, e tenebra, e dolore, e torture, sofferenza, disperazione... dove brucerai e urlerai e piangerai per tutta l'eternità.
Però lui ti ama.
Ti ama, e ha bisogno di soldi. L'Omone Invisibile è onniscente, onnipresente, onnipotente... ma proprio non ce la fa coi bilanci, e quindi è sempre lì che chiede soldi tramite le sue segretarie col camicione bianco.
Ho avuto una rivelazione. Non sulla via di Damasco, i tempi sono cambiati. Invece del suggestivo deserto e relativo cammello, mi stavo spostando su un nasto trasportatore, nel terminal A, Sea-Tac Airport di Seattle.
Guardo fuori dal finestrone del Gate 18 e lo vedo lì. Il mio nuovo cammino. Perchè adorare un Invisibile Voyeur, quando posso venerare il Sole? Lui mi scalda e non mi giudica, e indipendentemente da quel che faccio, continuerà a scaldarmi e fregarsene, per almeno qualche milione di anni ancora. Cibo, calore... tutto gratis. Senza nemmeno che debba imparare canzoni o poesie, andare un giorno alla settimana in un posto apposito per ripeterle mentre confronto i miei vistiti nuovi col vicino di panca.
E' con questa nuova consapevolezza che m'imbarco sul volo per Glasgow. Rinato in una nuova fede. Quando la hostess mi controlla il biglietto, mi presento orgoglioso.
"Hi, i'm Neal Zilch, sun worshipper."
Neal Zilch, via blackberry, @ 4:36 p.m. EST Tags: cristo, ebreo, neal, sole, uomo invisibile, zombie Current Location: Sea-Tac Airport, WA, U.S.A. Current Music: Soundgarden - "Black Hole Sun"
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"New warning on 'perfect vaginas' " Così titola l'articolo che sto leggendo. Mi viene istintivamente da ridere. Lo so, è infantile, ma posseggo una mente con una forte immaginazione. Il che mi porta immancabilmente a visualizzare tutto ciò che leggo, fantasticando. Così, tra un boccone e l'altro del mio misero panino, ho cominciato a visualizzare il pericolo vagina. Un'apocalisse vaginale, insomma... come sarebbe stata un'invasione di questo tipo? Turbini di vagine (perfette) che si abbattono sulle piccole cittadine inermi, divorando tutto ciò che incontrano. Piogge di genitali sul mondo, come le piaghe d'Egitto! Catastrofi e tragedie ovunque per questa invasione sessuale. Non riesco a smettere di ridere, dannazzione. Cercando togliermi dalla testa le aliene incursioni, mi costringo a leggere il reale contenuto dell'articolo, e a dire il vero ciò non aiuta. Chirurgia estetica per abbellire le vagine. Tutto d'un tratto la mia fantascientifica invasione sembra meno risibile, come prospettiva. Delle varie soluzioni proposte nel carnoso menù, vi proporrei (accompagnate ad un buon Chianti, come vuole la consuetudine) le ricette più intriganti:
Vaginoplastica con labioplastica additiva "Aumenta il volume delle grandi labbra. L' aspetto della vulva sarà più giovanile e "carnoso". Le cellule adipose vengono prelevate attraverso una micro – liposuzione." Se negli anni 80 tutte volevano una bocca a canotto in stile Jessica Rabbit, perchè limitarsi a quelle, di labbra?
Perineoplastica laser "Produce un'azione di ringiovanimento a mezzo laser della zona perineale. Si produrrà un tessuto "nuovo" dall'aspetto più giovane." Ora, spiegatemi, com'è un "perineo giovane"? Per dio, metà della gente in strada non sa nemmeno cosa significhi, "perineo". E rabbrividisco all'idea di quanti passino del tempo a guardarselo, da soli o a vicenda.
Mi sembra di essere entrata in un film pulp, da cui per altro vorrei uscire al più presto!!! Ma cos'è, uno scherzo?!? Adesso ci metteremo a confrontarci i genitali per vedere se siamo alla moda, potremo ordinarli su internet dato che ci siamo. Sì, tipo cover dei vecchi telefoni Nokia. Sono alle lacrime, non riesco a smettere, mi viene da chiedermi... ma che cavolo hanno queste sotto la gonna, Edward mani di forbici? Un cactus? Cosa può spingere una persona ad un tipo d'intervento del genere?? Deve per forza esserci qualcosa sotto (ecco, per restare in tema). E sotto qualcosa c'è, come il mio cervello sperava con tutto se stesso. Questi erano originariamente interventi chirurgici per donne che hanno subito violenze, che sinceramente tralascerei di descrivervi per evitare di tramutare il tutto in uno sfogo sullo schifo che già provo verso il genere umano. In altri casi si parla d'interventi per limitare i danni causati dalle infibulazioni o dopo infezioni dovute al parto, o per malformazioni genetiche. Lo studio medico (nel senso di curativo, a fini terapeutici) della chirurgia genitale è iniziato negli anni '50 per poi essere applicato dagli anni '70... il fatto che tutto ciò diventi una divertente moda per persone annoiate non mi stupisce granchè. Nè gli incassi stellari dei fortunati chirurgi. Ma mi fa incazzare. Tanto. Dev'essere tutto tramutato in una banalità, in vezzo, una moda... in un articolo di giornale alle soglie del ridicolo. Avrei preferito le invasioni da me immaginate,sarebbe stato meno deludente e sicuramente piu innovativo della solità solfa sul guadagno e le apparenze. Ma, pensandoci bene, siamo abbastanza pieni di teste di “genitali”. Non ce ne servono altre dallo spazio profondo.
Veele, via e-mail, alle 01:48 Tags: invasione, vagine, veele Current Location: Paris, France Current Music: Jon Lajoie - "Show Me Your Genitals"
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Agios Nikolaus nacque nel 270 d.c. a Patara, in Lycia. Se non sbaglio quella zona adesso è parte dello stato Turco, come un sacco di altre aree che a mio avviso non dovrebbero esserlo, dopo quel che mi han raccontato amici Curdi e Armeni. Un popolo che ha fatto del genocidio quasi uno sport olimpico non dovrebbe averne nessuno, di territorio, ma è un’opinione mia. Ad ogni modo, all’epoca la Lycia era parte dell’impero romano, un territorio di lingua Greca. E non era un bel periodo per il politeismo, la miriade di dei e lacchè del pantheon romano era gradualmente tramontato in popolarità in favore del ben più cool nuovo arrivato, tale Sol Invictus, il sole inconquistabile, divinità che si diceva fosse nata il 25 dicembre in un bagliore incomparabile. Suona familiare? Continuate a leggere, la cosa diventa ancora più interessante. In quel periodo le storie sulle imprese di Gesù Cristo si stavano già diffondendo più rapidamente di un’epidemia di colera, nelle province soggiogate, la vicenda di un figlio di falegname che compie miracoli, resuscita e contesta le autorità. Rivoluzione dal basso, e con approvazione celeste. Poco gradevole per un governo. L’imperatore Costantino, che tutto era fuorchè uno stupido, intuì in che direzione stava cambiando il vento, e adottò il Cristianesimo come religione ufficiale dell’impero. La fece cosa di stato, la tolse ai poveri come fede in opposizione a quella ufficiale. E già che c’era fece il tutto combinando la figura di Sol Invictus a quella di Cristo, date di nascita e riferimenti vari, che importava delle contraddizioni?
Così il nostro amico Agios il turco-greco romano pagano abbraccia il nuvo culto ufficiale, col tempo diventa Vescovo di Myra, dove si fa una reputazione di caritatevole, benevolo e dedito all’hobby di fare regali anonimi. Oltre agli immancabili miracoli tipo resuscitare fanciulle già morte e triturate (dico sul serio). Doveva essere l’anima delle feste, il buon Agios Nikolaus. Tant’è che lo santificano, quando tira le cuoia nel 343, ma quando i saraceni invadono Myra, le sue spoglie vengono inviate in Italia, a Bari. Nella basilica di San Nicola. Forma italica di San Nikolaus, o, per gli angolofoni Santa Claus.
Quindi, quando nel vostro fervore no-global, andrete in giro a lamentarvi di come la Coca Cola abbia preso il folklore scandinavo e l’abbia trasformato in un marchio, cambiando il costume di Babbo Natale da verde a rosso... quando andrete in giro a strillare come stiamo imponendo i miti europei al mondo asiatico e arabo, ricordatevi che Babbo Natale, Santa Claus, quello vero... non è nemmeno patrimonio Europeo.
Babbo Natale era turco. E faceva regali anonimi, per festeggiare il Dio Sole, che da pochi anni qualcuno aveva deciso coincidere con un isreaelo-palestinese barbuto e crocifisso.
Ovunque sia finito dopo la sua morte, Costantino di sicuro se la sta ancora ridendo della grossa, alla faccia dei cristiani.
Neal Zilch, via e-mail. pochi secondi alla mezzanotte Tags: babbo natale, nikolaus, santa claus, zero Current Location: Seattle, WA, U.S.A. Current Music: Deftones - "Do They Know It's Christmas?"
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Alle volte, il caso…
Un Gentiluomo si ritrovò, decenni orsono, con le ruote della carrozza bloccate in una torbiera, in Scozia. Un fattore locale assistette alla scena, interruppe il suo arare, e si fece avanti per aiutare a sbloccare la ruota. Non volle ricompense, nemmeno un penny. Allora il Gentiluomo guardò oltre la sua spalla, e disse “quel ragazzo… quello là dietro… è vostro figlio?”
“Sì signore. E’ un bravo ragazzo, lavora sodo con me, ma un giorno vuol fare il medico”, rispose dubbioso il contadino. “Bene, sarei lieto di pagare gli studi a vostro figlio, per sdebitarmi.” E così fece. Alex fu un ottimo studente. Si laureò, divenne ricercatore. Divenne anche Sir, a dirla tutta, quando anni dopo scoprì la penicillina, il primo antibiotico. Sir Alexander Fleming, figlio di un contadino altruista. Flashforward, avanti veloce di una decina d’anni, il figlio del Gentiluomo ha la polmonite, rischia di morire, ma grazie all’antibiotico di Sir Fleming, il gentiluomo Churchill vedrà suo figlio Winston guarire, e diventare cancelliere.
Quel giorno, nella torbiera, con la sua generosità il Gentiluomo ha regalato alla storia un grande medico e un illustre statista.
Quando si dice un investimento proficuo.
Una storia che scalda il cuore, no? Immaginate ora, invece, che ve la racconti così, che vi dica che un disabile sta sprofondando nelle Everglades, in Florida. Arriva un ragazzetto, diciamo sui 17-18 anni, fa per aiutarlo, ma si accorge della mano finta e propende per staccarla, andare a venderla a un banco dei pegni, e lasciare il poveraccio ad affogare nella melma. Aberrante, vero? Pausa.
Prima che mi lapidiate tacciandomi di cinismo e d’immaginazione perversa come al solito, lasciatemi dire solo una cosa: la storia di Fleming, quella in cui salva Churchill… beh, è una stronzata. Una leggenda urbana. Circola in rete da anni, su siti che esortano a credere nel prossimo e buonismo perugina. L’altra? No, non l’ho inventata per turbarvi. Spiacente. Cronaca, nel glorioso stato della Florida. Appena 13 mesi fa, vicino Fort Lauderdale se non ricordo male l’articolo sul MiamiHerald. Ma è più facile credere a una favoletta buonista, che alla cruda realtà. E’ più confortevole guardare i gattini che suonano il pianoforte, al telegiornale del mattino, piuttosto che i reportages su massacri in Centrafrica o stupri in Germania. Perché, diciamocelo, alla gente piacciono le fiabe. Storie di pianisti da crociera che diventano monarchi, ballerine promosse ministro, alla faccia di Cenerentola e Stakanov. Alla gente piacciono i lieto fine patinati. Magari al punto da accoltellare una bibliotecaria, per rubarle un libro di favole da regalare a Natale. E’ plausibile, vi ho raccontato di peggio. Quando ci penso, mi verrebbe voglia di buttarmici di testa, nella torbiera scozzese. Alle volte, è il caso.
Neal Zilch, in preda alla H1N1, via blackberry Tags: churchill, fleming, gentiluomo, palude Current Location: Seattle, WA, U.S.A.
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Seduta sull’alto sgabello del pub guardo dondolare i miei piedi nel vuoto. Il bancone mi si appiccica addosso per il quantitativo di alcool rovesciatovi dalle sbronze anime fluttuanti che osservo con attenzione. E` la mia personale routine, nelle notti in cui Morfeo decide di non bussare alla mia porta, ma di saltarla preferendo decisamente divertirsi altrove .
E così mi ritrovo tra le mani un volantino, di quelli prettamente politici, che generalmente inneggiano alla rivoluzione sociale… cerco di spingerlo lontano, non sono proprio in vena di saccenti stronzate sta sera, ma la colla alcolica sopra il ruvido legno lo cementa sotto i miei occhi. L’EROINA, intitola a caratteri cubitali il testo, e io sorrido, tiro giu un sorso di schiumosa birra annuendo ai miei pensieri... dio, non sentivo parlare in maniera allarmistica di eroina dagli anni '90 quando un ragazzo dagli occhi bianchi ci sussurrava dalle pagine dei giornali che “la droga ti spegne“. La parola successiva mi coglie però alla sprovvista, interrompe il mio dondolare facendomi quasi cadere dallo sgabello. "EROINA"…cerco di ricompormi.. "AI MARINES in Afghanistan". Leggo velocemente il resto del pamphlet, ed ogni lettera è un brivido lungo la spina dorsale.
In Afghanistan di oppio c’e ne sempre stato tanto: pochi controli, costa poco e decisamente muove capitali considerevoli. Tralascio ampiamente le mie opinoni (politiche? morali?) sulle motivazioni di questa guerra, tralascio anche quelle relative allo scempio alle barbarie commesse... tralascio il concetto di giusto o sbagliato, mi concentro sui danni sociali. Gli Afghani ostili trasformano i marines in nemici deboli, traballanti, annebbiati, fornendo loro droghe a prezzi stracciati, o nulli. Un dollaro a dose, quasi pura.
Quarant’anni fa l’esito della guerra in Vietnam fu condizionato dal consumo di eroina tra i soldati americani (e di LSD, ma quello era fornito dai comandi USA, sperimentazione sul campo. Altra inquietante storia, non divaghiamo). In Afghanistan i poco fantasiosi ma senz'altro scaltri talebani riciclano oggi l'idea Vietnamita, ottenendo così un doppio risultato: minano l’efficienza dei soldati americani e raccolgono denaro fresco per pagarsi nuove reclute e nuovi armamenti. E non solo, il mercato nero fiorisce anche di altri oggetti utili alla resistenza Afghana, perchè i soldati americani barattano pezzi di equipaggiamento, compresi coltelli, elmetti, giubbotti antiproiettile, con dosi di droga.
La cosa che mi stupisce non è in realtà l’utilizzo della droga per annientare il nemico, sono le devastanti conseguenze che questa pratica comporta per le società. Entrambe, Americana e Afghana. Dopo il conflitto Afghano e la China White, i reduci russi ormai tossicodipendenti portarono la loro voglia di droga nelle città natali, rendendo ad oggi l'ex URSS il primo paese al mondo come consumo di eroina. Che ne sarà degli USA quando i loro soldati oppiacei faranno ritorno? Sono già 22mila quelli che han chiesto aiuto per disintossicarsi, solo nell'ultimo anno. E gli altri? Apriranno un nuovo florido mercato all'economia Afghana?
Un'economia che sfama un popolo coltivando oppio, provienente per la maggiorparte da piantagioni statali, e poi c'è la raffinazione per produrre morfina ed eroina in maniera diretta, facendo moltiplicare i laboratori di droga, il che in qualche modo produce altro lavoro per il paese, quindi anche sostentamento... ma anche facilita di utilizzo per tutti, amplia anche il mercato domestico, e quelli non connessi alla guerra.
Ogni dettaglio che si aggiunge in merito a questa storia mi provoca crampi allo stomaco. Non capisco... è una lotta senza senso in cui si alimentano e si combattono allo stesso tempo con feroce autodistruzione. Mi sta venendo voglia di vomitare.
MI FERMO Basta, basta dondolamenti fluttuanti, distolgo lo sguardo, chiudo il monitor, tento di combattere la nausea e il senso di vuoto
Riguardo il volantino che volevo snobbare, e mi rendo conto che se ci fosse qualcuno che sa dirmi di più su questa vicenda, sarei felice di ascoltarlo. Ma adesso necessito di napalm per scrostare il senso di marcio e lurido che sento addosso. Accompagnato possibilmente da fiumi di Maalox
Veele, alle 10:21, via e-mail Tags: afghanistan, eroina, marines, veele Current Music: David Bowie - "Heroes"
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Sto ancora maledicendo la spocchiosa redattrice quando noto un negozietto di dischi usati, a pochi isolati dalla redazione. Sembra il posto perfetto per sbollire l'irritazione, quindi entro e inizio a sfogliare dischi jazz in uno scatrolone sgualcito. Distrattamente, sovrapensiero. Finchè non riconosco un volto.
John Paul Larkin. E’ un bel nome, se ci pensate. A me piace come suona. Come suona il nome, e come suonava la persona che lo portava. Larkin era un muscista, e non uno qualunque, un jazzista di talento, il buon John. Fin da piccolo fu vessato da un’acuta e fastidiosa balbuzie, e fu per quello che inziò a suonare, per dire quel che sentiva senza dover usare troppe parole, senza sentirsi ridicolo. Sono parole sue, frammentate ma autentiche. John la viveva abbastanza male, la sua balbuzie. A onore del vero, John visse male buona parte della sua vita, una vita di insuccessi e di notorietà sempre un palmo oltre la sua portata, sempre dietro l’angolo ma mai alla porta. Ma il jazz, si sa, è sofferenza, e John potrebbe esserne il manuale. Nel 1986 pubblica un disco omonimo, una rarità da collezionisti, ora, ma non è ciò che darà la svolta alle sue giornate fatte di alcool e droghe. Sarà, la morte, pochi mesi dopo del suo amico Joe, il buon vecchio Joe Farrell. Musicista. Tossico. Morto. John si dà una ripulita, lascia la viziosa California per l’austera Germania della caduta del muro, vuole reinventarsi. Larkin s’innamora della cultura jazz della città, suona in locali jazz, sulle navi da crociera, in bar e in vari club di tutta la Germania. Durante queste esperienze , timidamente, come sempre, decide di aggiungere il canto ai suoi spettacoli, cosa che non aveva mai fatto. Lo decide grazie a un'ovazione che riceve per On the Sunny Side of the Street. Una gran bella canzone, secondo me. Ma sto divagando. Sono gli anni della techno, della eurodance, un fenomeno culturale che spiazza il jazzista John, ma non il suo manager, che tenta l’azzardo: mischiare il cantato scat di John ai suoni elettronici, ai beat digitali. Balbettare, volutamente, per esorcizzare il suo demone, cantando una canzone che aveva l'obiettivo di convincere i bambini balbuzienti a superare la loro difficoltà di relazione con gli altri. Larkin si fa da parte, sul palco sale solo John il balbuziente, John che canta scat con la sua voce bassa. Nelle discoteche di mezza europa, la gente balla con Scatman John. 8 milioni di dischi venduti col primo singolo. Star a 52 anni suonati. E il jazz è rimasto dietro le quinte. Durante una delle interviste per promuovere l'album, accadde un fatto curioso: un giornalista, sorpreso dalla loquacità di John, domandò se la balbuzie di cui si parlava non fosse altro che un ulteriore modo per fare scalpore. Larkin fu scioccato di trovarsi, per la prima volta, imbarazzato per la sua eloquenza piuttosto che per la sua mancanza. Nella sua carriera Scatman John ha ricevuto un totale di 14 dischi d'oro e 18 di platino per i suoi album e singoli. In Giappone Scatman John era così celebre che i negozi di giocattoli vendevano bambolini con le sue fattezze, e la sua immagine appariva sulle schede telefoniche, sulle lattine di Coca-Cola, sulle confezioni di budino. John Paul Larkin voleva suonare il jazz. Poi si accorse che divertire i ragazzini lo appagava comunque. Forse di più. E quando nel 1999 morì di cancro ai polmoni, morì felice, con sua moglie Judy accanto. Sono un cinico, mi si accusa di essere caustico e ipercritico. Sono un rocker convinto, non sono mai andato in una discoteca dance in 26 anni di vita. Eppure, per un ometto baffuto che suonava dance, quella kitch e povera coi suoni finti, ho un grande rispetto. Affetto, quasi. Non mi vergogno di dirlo. Nè balbetto nel farlo.

Neal Zilch, via blackberry, alle 10:01 Tags: jazz, neal, scatman, zero Current Location: Seattle, WA, U.S.A. Current Music: John Paul Larkin - "On the Sunny Side of the Street"
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Stamattina ho dovuto rivalutare il mio personale concetto di stanchezza. I treni partivano e arrivavano e io guardavo i miei vestiti lisi e scuciti. Per un attimo mi è sembrato di sentire la nostalgia degli acquisti e delle commesse e del “le sta benissimo” falsificato sulle loro labbra lucide. I miei pensieri sono interrotti da un giovane viaggiatore che, con fare garbato, mi chiede un’informazione. Lo fa in quell’italiano perfetto e senza accento di cui sono capaci solo gli stranieri. Il treno non arriva, scambiamo altre parole, intraprendo una conversazione a cui sto continuando a pensare.
Il ragazzo mi parla dei messaggi che tappezzano attualmente i muri della sua città, Belgrado. “Stop con la divisione della Serbia”, ”Non ci sarà la resa”, o “Cos’avete fatto questo mese per la vostra patria?” sono alcune delle scritte rivendicate dagli esponenti del “Movimento Nazionale Serbo 1389” che, mi spiega, ha come obiettivo il mantenimento della cultura, della tradizione e dei valori della nazione. Nello specifico nazionalismo, ortodossia, unione territoriale e un deciso no a criminalità, droghe, Unione Europea e omosessualità. Il nome “1389” è stato scelto per ricordare la necessità di “essere uniti, creare una nazione forte” e non subire mai più un pesante risultato come quello ad opera degli Ottomani nella piana di Kosovo Polije. Gli chiedo: perchè l’omosessualità? Mi spiega che i gay sembrano rappresentare, per il movimento, tutte le cose negative che vengono dall’Occidente, come la perdita del Kosovo, il bombardamento del ’99 e la crisi sociale.
Non ho mai sentito parlare di loro, confesso. Con gentilezza lui precisa che, in effetti, si tratta di un movimento minoritario. Eppure, per quanto il punto di ritrovo di questi ragazzi sia la capitale, il loro spettro d’azione coinvolge tutto il territorio nazionale. Lo scorso 20 Settembre, continua, avrebbe dovuto svolgersi il secondo Gay Pride della Serbia. Il primo, disastroso, risalente al 2001, fu ribattezzato “la Massacre Parade” a causa dei pestaggi per opera di hooligans e nazionalisti sotto gli occhi di una polizia pressochè inerte . E, a distanza di otto anni, in prossimità dell’evento, sono stati lanciati messaggi omofobi, anti-europei e ultra-nazionalisti anche attraverso interviste rilasciate alla stampa. Vedi Miša Vacić, ventenne, studente di legge ed esponente del movimento “1389” che annunciava un’altra manifestazione, quella “dei sani e dei normali”, proprio per il 20 Settembre. Come a dire che c’erano forze pronte a tutto per evitare la parata. Vedi le scritte provocatorie in bella vista: “Vi aspettiamo”. Ebbene, le autorità hanno deciso di annullare il Gay Pride del 2009. Difficile, a questo punto, non supporre che ci sia una fronda interna alla polizia che appoggia questo tipo di movimenti. Se avessero voluto, avrebbero già potuto arrestare molte persone. Il viaggiatore mi racconta anche di un adolescente francese, Taton Bris o qualcosa di simile, che solo pochi giorni fa veniva brutalmente ferito in un attacco indirizzato ai suoi connazionali tifosi del Tolosa nel giorno della partita con il Partizan. Il 30 Settembre l’annuncio della sua morte per mano di estremisti di destra. D’altronde, con le elezioni anticipate del 2008, il PSP (Partito Socialista di Serbia, quello, per intenderci, con marcate posizioni nazionaliste) è entrato a far parte del nuovo governo con 15 suoi deputati. Come a dire: non è per nulla strano che, in una nazione piccola come la Serbia, si ritorni puntualmente ai soliti nomi, dato che il PSP comprende la Lega dei Comunisti guidata a suo tempo da Milošević. Quel Milošević. Io e il ragazzo smettiamo di parlare perché è arrivato il suo treno. Allora, nel salutarlo, noto per la prima volta i suoi occhi stanchi. Stanchi di leggi che paiono muovere un’opposizione ormai debolissima a questo fenomeno dilagante. Stanchi di odio e violenza. Stamattina, ve l’ho detto, ho dovuto rivalutare il mio personale concetto di stanchezza. Demi, via e-mail, alle 06:11
Tags: 1398, demi, gay, serbia, treno Current Location: Torino, Italia Current Music: Thrice - "Image of the Invisible"
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